Discorsi ufficiali sindaci 2018

4 - 10 Novembre 2018 - Centenario della Fine della Prima Guerra Mondiale

"La grande guerra, come è stata chiamata, è stata una grande carneficina che si è combattuta prevalentemente sulle nostre montagne venete.Fu la prima guerra tecnologica: furono impiegate armi terribili, cannoni potentissimi, mitragliatrici, aerei, dirigibili, carri armati e sommergibili e purtroppo armi chimiche, volte ad annientare il nemico, la guerra di trincea.In quelle trincee i nostri nonni ragazzi, hanno sofferto fame, freddo, l’attacco dei parassiti, il dolore fisico e psicologico, la morte.La situazione dei soldati era tragica spesso perché, almeno fino alla disfatta di Caporetto, venivano inviati in missioni insensate dove avrebbero sicuramente trovato la morte.Addirittura i soldati tedeschi, in certe occasioni, dall’altra parte del fronte smettevano di sparare e invitavano i nostri a non andare avanti perché ne avevano pietà. Sui social si stanno diffondendo, come per molti altri argomenti, notizie false, che nessuno capisce quanto siano distruttive della storia prima di tutto, ma soprattutto degli uomini che quella storia l’hanno vissuta: si dice che non è vero che ci furono tanti morti e tantasofferenza….tuttaun’invenzione…! Purtroppo, solo nella battaglia di Vittorio Veneto ci furono 5000 morti.Papa Benedetto XV scrisse una lettera ai capi di Stato pregandoli di fermare “l’inutile strage”.Ma la grande guerra fu anche la guerra che rese i nostri nonni dei veri grandi eroi. Ci rimangono testimonianze vivide di forza, di coraggio e di passione per la nostra Italia che troppo spesso nominiamo con sufficienza e quasi con distacco. E’ stata la guerra in cui i nostri soldati reclutati in tutte le Regioni d’Italia si sono trovati vicini e sono stati costretti a capirsi. Era difficile intendersi, quasi tutti parlavano dialetti delle loro terre incomprensibili per lo più gli uni agli altri: fu così che la lingua Italiana cominciò ad essere conosciuta e parlata.Fu la guerra che costrinse le donne a lavorare al posto degli uomini che erano al fronte: le donne coltivarono i campi, entrarono nelle fabbriche e si incamminarono verso il riconoscimento della loro capacità giuridica che le avrebbe portate al diritto di voto raggiunto nel 1946.E infine fu la Guerra che ci fece diventare Nazione Italia, riconosciuta sui tavoli della pace dagli altri grandi Stati Europei.Diventammo una grande Nazione che finalmente cominciava un cammino in Europa rivestendo un ruolo di grandissima importanza che non si è fermato e che deve proseguire non soltanto sui temi economici ma anche e soprattutto, sui temi della solidarietà e della cultura universale.La Democrazia, le libertà politiche, la Costituzione, l’istruzione di massa, la sanità per tutti sono conquiste che sono iniziate da allora: dal riscatto delle donne e degli uomini che uscirono da quel sanguinoso conflitto.E’ nostro dovere ricordarlo sempre e continuare perché tutte quelle sofferenze non siano state inutili.Infine celebriamo le nostre Forze Armate: i nostri carabinieri, i nostri Soldati, le nostre Forze di Polizia rappresentano per tutti la sicurezza della giustizia, la forza della ragione e del diritto e non soltanto in tempo di guerra, come stanno facendo in tanti Paesi nel mondo tuttora in situazioni di conflitto bellico.Dobbiamo loro riconoscenza quando, rischiando la vita, combattono contro ogni genere di delinquenza, come è avvenuto in questi giorni per il giovane carabiniere Emanuele Reali o come quando succedono disastri ambientali e calamità naturali così tragicamente ricorrenti che mettono in ginocchio le nostre popolazioni e le nostre terre.I nostri soldati dei vari corpi dello Stato sono presenti con grande senso del dovere e grande spirito di sacrificio. Per loro, per quello che rappresentano in Italia e nel mondo, per tutti i soldati che sono morti per la nostra sicurezza e per la nostra libertà, possiamo gridare:

VIVA L’ITALIA!

VIVA LA REPUBBLICA!

12 settembre 2018 - PRIMO GIORNO DI SCUOLA

 

Cari ragazzi, è tornato il tempo della scuola: si ricomincia!

L’emozione che accompagna il primo giorno per i più piccoli lascerà un ricordo fermo nel tempo: il grembiule, lo zaino, i primi quaderni e i primi libri, tante cose nuove da scoprire e tante persone nuove da conoscere.

Per tutti gli altri sarà il momento di ritrovare amici ed insegnanti e rinnovare con l’esuberanza di sempre la curiosità per le nuove conoscenze che Vi attendono.

Non dovete pensare solo alle inevitabili fatiche che la scuola Vi proporrà.

Pensate che invece siete molto fortunati rispetto a tanti bambini ed in particolare a tante bambine che non possono frequentare nessuna scuola e saranno destinati a rimanere privi di quella conoscenza che permette di frequentare il mondo, di avere la speranza di migliorare se stessi, di realizzare  il proprio sogno di vita.

Solo la cultura che viene dallo studio oltre che dalla propria esperienza realizza la vera libertà.

Invito i  genitori ad essere propositivi e collaborativi: gli insegnanti fanno un lavoro importantissimo e delicato che ha bisogno di tutto il vostro sostegno. 

Agli insegnanti ed al nuovo Dirigente scolastico va il mio saluto ed il ringraziamento per l'immutata passione ed affetto che rivolgete ai Nostri giovani.

Un pensiero riconoscente a tutti coloro che in vari modi e mansioni operano nella scuola a contatto con bambini e adolescenti partecipando alle loro gioie ed anche alle loro incertezze.

Quando la scuola riprende sembra che tutto ritorni nel proprio ordine: la vita continua normale ed operosa.

 

Auguri e buona scuola a tutti!

 

 

GIORNO DEL RICORDO

Dramma dell’esodo e dello sradicamento degli Italiani dell’Istria e della Dalmazia.

Commemorazione delle vittime delle foibe.

Questi fatti atroci devono essere portati a conoscenza soprattutto delle nuove generazioni, non solo perché ne siano messe al corrente, ma perché il passato non si ripeta. Bisogna insegnare ai giovani a ricordare.

Ricordare vuol dire “portare nel cuore”. Non chiudere il cuore, ma comunicare agli altri, far conoscere.

Non basta ricordare ciò che è avvenuto perché non si ripeta, occorre non dimenticarlo perché solo così si crea e si consolida il principio di libertà.

Grazie al “Giorno del ricordo” tutti gli italiani possono conoscere meglio una pagina terribile della nostra storia, quella dei nostri connazionali costretti ad abbandonare per sempre la propria terra, la casa, e insieme si possono piangere i tanti italiani che furono atrocemente uccisi e scomparvero nelle gole profonde del Carso.

Grazie al “Giorno del ricordo”+, la tragedia delle foibe e dell’esodo non devono più essere una pagina strappata dai libri di storia, come ha affermato il Presidente della Repubblica.

Oggi sappiamo come, alla fine della guerra, i grandi delle potenze vincitrici che ebbero il compito di ridisegnare i confini dell’Europa dopo la sconfitta del nazifascismo, non abbiano tenuto in gran conto la necessità di salvaguardare e preservare etnie che vivevano da secoli in territori ambiti da Stati diversi.

Tutto ciò avvenne nelle terre dell’Istria e della Dalmazia che furono tolte all’Italia e Italiani e Slavi, che vi convivevano da anni, furono visti come dure realtà opposte e incompatibili tra loro.

Dalle terre assegnate alla Jugoslavia gli italiani furono costretti ad allontanarsi, alcuni furono addirittura eliminati secondo un disegno politico barbaro.

Quello delle foibe fu un genocidio dimenticato per troppo tempo dalla storia ufficiale, l’esodo una occasione di comportamento poco onorevole per molti italiani che negarono l’accoglienza in patria, ritenendoli, talora ingiustamente, sostenitori del regime fascista.

Restituire alla storia la verità sulle foibe e sull’esodo, degli Italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia è l’unico modo perché migliaia di famiglie che si dispersero in Italia e nel mondo non si sentano abbandonate.

Onoriamo nel giusto modo le vittime di ieri per riflettere sui drammi di oggi che scuotono il mondo, le persecuzioni razziali, religiose o politiche, perché la storia sembra drammaticamente ripetersi con altri popoli, in altri luoghi.

L’Europa oggi deve rappresentare l’apertura delle civiltà e della modernità nei suoi confini al movimento di popoli diversi e si ritrovano vicini discendenti di coloro che nel secolo scorso potevano essere considerati nemici.

Le vittime della vendetta sono sempre presenti in ogni epoca e i cosiddetti giustizieri non muoiono mai colpendo sempre invece INGIUSTAMENTE.

Coltiviamo nel ricordo di altrettante vittime la politica della tolleranza e della responsabilità, della democrazia e conseguentemente dell’ORDINE che può derivare solo ed esclusivamente dal rispetto della nostra Costituzione.

VIVA L’ITALIA!

 

 

27 GENNAIO - GIORNATA DELLA MEMORIA

Ricordiamo la liberazione degli internati nel campo di concentramento di Auschwitz e tutte le vittime dell'olocausto.
La retorica che accompagna queste cerimonie si scontra con la cruda realtà dell'amnesia che sta colpendo centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.
Ma qui, in Italia, dove si sono consumate le perversioni dell'ideologia nazifascista non si può accettare.
Qui ci sono stati anche campi di concentramento, qui sono state promulgate le leggi razziali, da qui partivano i treni carichi di esseri umani per andare alla morte!
E cosa ci sta succedendo? Si sta propagando il " nulla pensiero"... Come se allora fossero successe "Cose da poco..."
Banditi ammantati di divise da naziskin assaltano associazioni di volontari che rispondendo al messaggio di pace evangelico ed umano si prodigano in attività di aiuto ai poveri! Il capo del commando che ha fatto irruzione al centro "Como senza frontiere" conferma: "Lo rifaremo. Hitler, Mussolini? Erano statisti che hanno fatto grandi cose! Dubbi sui 6 milioni di ebrei trucidati nei campi di concentramento."
Sono tante le associazioni di volontariato che ricevono intimidazioni continue da gruppi più o meno violenti. E quanti sono tra di noi quelli che li assolvono?
Le responsabilità non sono solo delle figure politiche, ma anche dei semplici cittadini che non realizzano la gravità degli eventi, non sembra che capiscano cosa sta realmente succedendo, sembrano infastiditi dai richiami al senso della democrazia.
LA REPUBBLICA E LA LIBERTÀ nascono dalla morte della dittatura nera.
Purtroppo l'anti fascismo e l'anti nazismo sono considerate idee di partito.
Dovrebbe essere naturale invece dire parole chiare in tutti gli orientamenti politici.
Il giovane calciatore che a Marzabotto dopo il goal si toglie la maglia e fa il saluto fascista, o i tifosi che dagli spalti insultano Anna Frank per inneggiare alla loro squadra, sono prima di tutto degli ignoranti, ma degli ignoranti pericolosi!

Ricordiamo questa data con i bambini e le scuole e un momento della cerimonia celebrativa comprende la deposizione di fiori all'intitolazione del giardino ai "Bambini di Terezin"
Migliaia di bambini che furono sterminati, che subirono patimenti tremendi: fame, freddo, malattie e che furono beffati dall'illusione di poter coltivare una forma di arte.
È stata una beffa dare ai ragazzi ed ai bambini una fasulla possibilità di avere una scuola dove scrivere, disegnare e imparare.
Guardando i disegni e rileggendo le loro poesie scopriamo il coraggio, la nostalgia, la speranza, l'ideale di amore che li riempiva.
Olocausto con gli occhi dell'innocenza.
E poi finalmente, dopo la guerra arrivano la solidarietà, la condivisione, la generosità, la vera essenza dell'essere umano che apre le porte proprio a loro, ai bambini che hanno sofferto più di tutti, arrivano manifestazioni di cui pochissimi conoscono e che non hanno fatto molto parlare di sè come succede spesso quando si opera nel BENE: I TRENI DELLA FELICITÀ che hanno portato tantissimi bambini del sud Italia che avevano sofferto i patimenti della guerra o addirittura dei campi di concentramento, nelle regioni del nord a "riprendersi" come si fa nella convalescenza dopo una lunga e debilitante malattia.
E qui si ritrova la vita, si ritrova la dignità, l'andare a testa alta.
Perché, come scrive Maria Montessori: "Se c'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo".
I bambini sono sempre, in qualunque situazione lo sguardo della speranza, dell'uguaglianza e dell'innocenza, infine, della VERITA’.
Un pensiero a tutti i bambini del mondo che stanno ora, come i bambini di Terezin allora.