FOSSO' E LA SUA STORIA

FOSSO'

Il Comune di Fossò sorge in una fertile area pianeggiante, nella zona della “Riviera del Brenta” tra Padova e Venezia. Il toponimo può essere fatto derivare da “Fossatum”, riferito a un probabile ramo minore del Brenta.
Le tracce più antiche della presenza umana nell’attuale territorio comunale risalgono al periodo paleoveneto e romano, come documentano alcuni reperti, tra cui un interessante bronzetto databile al IV secolo a.C., rinvenuti da Diego Mazzetto e donati al Comune di Fossò che li ha esposti in una vetrina presso la biblioteca comunale.

Il documento più antico che cita il nome del paese risale al 1025. L’Imperatore Corrado II, detto “il Salico”, conferma l’acquisizione da parte di Bono, abate di Sant’Ilario, di più poderi (massericias) dislocati in varie località del territorio, tra cui Fossò. Un atto di compravendita di terreni, di poco posteriore (1073), rileva inoltre che il paese è già formato, attribuendogli il titolo di “villa” e specifica che è posto nella giurisdizione della “pieve” di Sermacia, cioè l’attuale Vigonovo.
Più documenti rilevano che dal XII al XV secolo il territorio di  Fossò fu soggetto a Padova benché, limitatamente alla seconda metà del XIII secolo, alcuni diritti giurisdizionali fossero appannaggio della potente famiglia di origine feudale Delesmanini.

Valutazioni basate sul numero dei "fuochi" censiti nel 1281 dal Comune di Padova, fanno desumere che allora la popolazione, composta da 41 famiglie, si aggirasse attorno alle 300 unità. Sembra, però, che il paese avesse già allora una certa importanza: "imposizioni" sancite dagli statuti cittadini gli avevano assegnato quote superiori rispetto a quelle delle località vicine.

Estraneo alle principali direttrici di marcia del tempo, il territorio dell’attuale comune fu appena sfiorato dalle continue guerre che allora Padova ebbe a sostenere; solo nel 1380 fu teatro di uno scontro che portò all'affondamento in un ramo minore del Brenta (probabilmente il fiume Cornio), di nove barche cariche di rifornimenti per le truppe veneziane impegnate contro le padovane milizie dei Carraresi. Passato nel XV secolo sotto il dominio della Repubblica di Venezia, Fossò visse l'esistenza relativamente tranquilla dei piccoli centri agricoli.
Caduta la Repubblica di Venezia per mano di Napoleone, nel 1806 furono creati i comuni di Fossò e di Sandon che furono assegnati al Dipartimento del Brenta, per essere poi trasferiti l'anno successivo al Dipartimento dell'Adriatico. Con la sconfitta di Napoleone e la conseguente pace di Vienna, neI 1815 il Veneto passò sotto l'Austria e il comune di Sandon fu unito a Fossò, divenendone sua frazione.
Nel secolo successivo, con lo scoppio della Prima guerra mondiale, furono numerosi i cittadini di Fossò e Sandon destinati al fronte. Scampati alla disfatta di Caporetto, molti soldati degli eserciti in rotta, giunsero nel territorio comunale. “Sono affamati e privi di ogni cosa – scrisse nella Cronistoria parrocchiale il sacerdote don Giovanni Roncaglia - e si fa a gara tra la popolazione per soccorrerli”. Il lieto evento della fine della guerra trova in don Roncaglia un attento testimone: “Giunse nel pomeriggio improvvisa la notizia che è cessata la guerra e che il 4 novembre 1918 si sarebbe firmato l’armistizio. Con il permesso dell’autorità militare alle ore 2, fra il delirio di tutto il popolo, vengono solennemente suonate le campane che, da tanto tempo, tacevano.” Il secondo conflitto mondiale, iniziato nel 1940 con la dichiarazione di guerra di Mussolini, coinvolse significativamente i paesi di Fossò e Sandon: la strada provinciale era frequentemente percorsa da mezzi militari e truppe in spostamento.
Con l’intenzione di avviarle alla fusione per scopi bellici, le campane delle chiese di Fossò e Sandon furono requisite (ma poi, grazie alla caparbietà dei parroci furono salvate) e il ponte sul fiume Brenta fu più volte oggetto di bombardamenti. In quei frangenti fu incendiato anche il Municipio. Un atto doloso messo in atto da ignoti per impedire alle milizie fasciste di accedere ai documenti anagrafici dei giovani concittadini, renitenti alla leva obbligatoria, intenzionati ad unirsi alla resistenza partigiana. Dal secondo dopoguerra il Comune di Fossò ha avuto un discreto sviluppo economico, legato soprattutto alla produzione di calzature; ciò ha favorito l'espansione urbanistica e l'incremento della popolazione del capoluogo. L'attuale sviluppo ha trasformato il comune, un tempo basato essenzialmente sulle coltivazioni agricole, in un'area prettamente industriale, artigianale e commerciale che convive con un'agricoltura moderna e razionale. Grazie alla presenza di una manodopera di alta specializzazione, le più grandi griffe della moda internazionale hanno scelto le aziende di Fossò per realizzare le calzature legate al loro marchio.

 

Per saperne di più:

GIUSEPPE BELLINI, “Raduno di fronde”, libretto per l’inaugurazione della nuova chiesa di Fossò. Annotazioni storiche, marzo 1957.

DIEGO MAZZETTO, Fossò sui sentieri della memoria, ricordi e immagini dei primi decenni del Novecento, Parrocchia di Fossò,  Stampe Violato, 2011.

La Piazza di Fossò vista dal centro verso via Castellaro al tempo della Prima Guerra Mondiale